Il Common, la nuova moneta introdotta dalla riforma fallimentare

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Il Common, la nuova moneta introdotta dalla riforma fallimentare

commonNel 2014 il governo accende una luce sulle monete complementari, con questo disegno di legge tutto da rivedere nella sostanza.

Vengono chiamati ad un tavolo di lavoro, sotto la presidenza di Antonino Galloni,  gli operatori di settore, soggetti privati ed un insieme di soggetti pubblici (regioni e comuni in primis) per indicare le possibilità di sviluppo reale di questi sistemi assieme ad un percorso di approfondimento legale atto a dare un quadro chiaro per il settore.

Dopo un primo periodo di lavoro le attività si sono fermate. Ma ecco che, proprio in questi giorni, è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge 19 ottobre 2017, n. 155, recante “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza“.

All’Art. 7, “Procedura di liquidazione giudiziale” leggiamo con interesse:

9. L’obiettivo della massima trasparenza ed efficienza delle operazioni di liquidazione dell’attivo della procedura e’ perseguito:

a) introducendo sistemi informativi e di vigilanza della gestione liquidatoria, caratterizzati da trasparenza, pubblicita’ e obblighi di rendicontazione;
b) garantendo la competitivita’ delle operazioni di liquidazione nell’ambito del mercato unitario telematico nazionale delle vendite, caratterizzato:
1) dalla presenza di un ente che certifichi la ragionevole probabilita’ di soddisfazione dei crediti insinuati al passivo di ciascuna procedura aderente al sistema;
2) dalla presenza di un operatore del sistema di regolamento e di compensazione
3) dal riconoscimento, ai creditori che ne facciano richiesta, di un titolo che li abiliti a partecipare alle vendite dei beni in misura proporzionale alla probabilita’ di soddisfazione del loro credito, certificata dall’ente di cui al numero 1);
4) dalla presenza di uno o piu’ fondi per la gestione dei beni invenduti;

Sono le norme che istituiscono il sistema Common come marketplace/mercato unico nazionale per far sì che i beni in vendita nelle procedure concorsuali ed esecutive, siano resi negoziabili non solo a fronte di denaro corrente ma anche con titoli appositi, “che – spiega il ministero – incorporano un diritto speciale attribuito ai creditori delle procedure dei quali sia certificata la concreta possibilità di soddisfazione, da parte di un organismo terzo, a un valore minimo prudenziale, a fronte di una garanzia formata dagli attivi più facilmente vendibili e di valore durevole”.

Maturare crediti, certificarli, venderli e compensarli, utorizza l’emissione di titoli rappresentativi di tali crediti…. Se può il Ministero di Giustizia, direi che possiamo procedere.